taranto (6)

Studio di fattibilità, massa critica, logistica e stime occupazionali


1. Il quadro di partenza (aggiornato a settembre 2026)

La Corte d'Appello di Milano ha confermato lo spegnimento dell'area a caldo (cockeria e altoforno) entro il 28 ottobre 2026, respingendo la sospensiva di Acciaierie d'Italia e Ilva in A.S.; la motivazione richiama le oltre 2.000 tonnellate di amianto ancora presenti e le polveri sottili oltre i limiti, con prevalenza dell'interesse alla salute pubblica sul danno economico
 
. Gli impianti potranno essere riattivati solo dopo la totale rimozione dell'amianto
 
.
Sul fronte occupazionale, AIGI ha avviato le procedure di licenziamento collettivo per oltre 2.500 addetti di 28 aziende dell'indotto e dell'appalto
 
. Il bacino complessivamente esposto alla crisi è di circa 12.000 persone: ~8.000 dipendenti Acciaierie d'Italia, ~1.500 di Ilva in A.S. e oltre 2.500 dell'indotto, più un "indotto dell'indotto" stimato da AIGI in altri ~2.700 addetti
 
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2. Perché il riciclo dell'acciaio è la riconversione con più fondamento industriale

Il mercato tira, e l'Italia è già il leader europeo del ciclo elettrico:
  • L'Italia ha prodotto nel 2024 circa 20 Mt di acciaio, di cui l'89% da forno elettrico (≈17,9 Mt), primo produttore UE da rottame con quasi un terzo dell'intera produzione EAF europea
     
    .
  • Le acciaierie elettriche italiane consumano ~20 Mt/anno di rottame, ma solo 14 Mt sono nazionali: circa 6 Mt/anno vengono importate
     
    . Esiste quindi un deficit strutturale di approvvigionamento che un hub del Mezzogiorno può contribuire a chiudere.
  • L'UE esporta ogni anno ~20 Mt di rottame (60% verso la Turchia), ma il Regolamento (UE) 2024/1157, applicabile dal 21 maggio 2026, restringe fortemente le esportazioni extra-UE e impone audit sugli impianti destinatari
     
    : più rottame resterà in Europa, e serviranno hub di lavorazione e certificazione.
  • Il prezzo del rottame è a ~394 USD/t (settembre 2026), +14,4% su base annua, con massimo storico a 427 USD/t ad aprile 2026
     
    .
  • La sostenibilità: il forno elettrico a rottame emette ~150 kg di CO₂/t contro ~2,5 t dell'altoforno
     
    , e il riciclo riduce i consumi energetici fino al 74% rispetto alla produzione da minerale
     
    .
  • Anche la filiera degli imballaggi cresce: nel 2025 sono state avviate a riciclo 442.666 t di imballaggi in acciaio (+1,6%), tasso 82,2%, già oltre il target UE 2030
     
    .
Conclusione strategica: Taranto non deve reinventarsi: deve spostarsi a monte della filiera EAF, trasformandosi da produttore primario (minerale → ghisa) a preparatore e certificatore di materia prima secondaria — il collo di bottiglia vero della siderurgia verde europea.

3. Il modello proposto: "Taranto Circular Steel Hub"

Non una fonderia (gli EAF richiedono anni e miliardi), ma un polo integrato in 4 moduli, attivabile per fasi e compatibile con il piano di decarbonizzazione già al vaglio del Governo (3 forni elettrici a Taranto per 6 Mt/anno
 
):
Fogli di calcolo
 
 
Modulo Contenuto Tempi
A — Demolizione & bonifica Smantellamento controllato dell'area a caldo (dopo rimozione amianto, che è precondizione giudiziale): l'area a caldo stessa è una "miniera" di 1,5–2,5 Mt di ferro e acciaio da recuperare in 5–8 anni 0–8 anni
B — Centro raccolta e cernita Rete di conferimento dal Mezzogiorno (demolitori, RAEE, veicoli fuori uso, imballaggi Ricrea, scarti industriali), cernita e classificazione per qualità 6–18 mesi
C — Lavorazione e certificazione Pressocesoie, frantoio a martelli (proler), separazione metalli; certificazione del rottame come Materia Prima Secondaria (End of Waste, Reg. UE 333/2011) — il prodotto esce come "materia prima", non come rifiuto: si vende in UE senza procedure di notifica 12–36 mesi
D — Piattaforma logistica Raccordi ferroviari interni esistenti + banchine portuali per rinfuse; spedizione a acciaierie EAF italiane ed europee da subito
Il sito ha già migliaia di addetti con competenze siderurgiche, una rete ferroviaria interna, piazzali, gru e un porto che storicamente movimentava ~25 Mt/anno di traffici legati allo stabilimento
 
.

4. La massa critica: quante tonnellate può movimentare

Stima del bacino intercettabile (mie elaborazioni su dati nazionali):
Fogli di calcolo
 
 
Fonte di rottame Stima annua a regime
Demolizione area a caldo ex ILVA (stock una tantum, 5–8 anni) 250.000–400.000 t/anno
Raccolta Mezzogiorno (Puglia, Basilicata, Calabria, Campania, Sicilia — ~20 mln abitanti; oggi sotto-servita, con frantoi concentrati al Nord
 
)
1.200.000–1.800.000 t
Imballaggi in acciaio (quota Sud delle 442.666 t Ricrea) 130.000–150.000 t
Veicoli fuori uso, RAEE, demolizioni industriali 300.000–500.000 t
Intercettazione flussi oggi esportati dai porti del Sud + import per conto terzi 300.000–600.000 t
Totale hub a regime ≈ 2,2–3,4 Mt/anno
Massa critica di equilibrio: ~2,5 Mt/anno — dimensione coerente con un grande centro di lavorazione europeo e sufficiente a giustificare gli investimenti in frantoio, banchine e treni. Se e quando i 3 EAF del piano governativo entreranno in funzione (6 Mt/anno di fabbisogno), l'hub diventerebbe il polmone di alimentazione interno, coprendone da solo il 40–50%.

5. La logistica: come l'acciaio raggiunge le acciaierie

Ferrovia (modalità principale, ~60–70% dei flussi):
  • Il porto è collegato alla dorsale Adriatica Bari–Bologna e alle direttrici Potenza–Napoli e Brindisi–Lecce–Reggio Calabria
     
    ; RFI sta potenziando i fasci merci con binari elettrificati da 750 m
     
    .
  • 2,5 Mt/anno = ~1.400 treni/anno da 1.800 t, cioè 4–5 convogli al giorno: pienamente compatibile con la capacità dello scalo.
  • Destinazioni: il quadrilatero EAF Brescia–Bergamo–Milano (il maggior bacino di consumo di rottame d'Europa), Terni, Piombino, le acciaierie campane e siciliane.
Nave (cabotaggio e medio raggio, ~30–40%):
  • Banchine per rinfuse già esistenti (il IV sporgente era storicamente dedicato alle rinfuse dello stabilimento
     
    ); rinfusiere da 5.000–30.000 t verso Genova, Piombino, la Sicilia e — in regime End of Waste — i porti UE del Mediterraneo.
  • Taranto è tra gli scali più strategici del Mediterraneo per vicinanza a Suez e Gibilterra
     
    .
Gomma: solo per la raccolta regionale di primo miglio (raggio 150–250 km).

6. Stime economiche e occupazionali

Valore della filiera (a 2,5 Mt/anno):
  • Valore della materia prima movimentata: 2,5 Mt × ~360–400 €/t ≈ 0,9–1,0 miliardi €/anno;
  • Margine lordo di lavorazione e logistica (30–60 €/t): 75–150 mln €/anno — sufficiente a sostenere la struttura senza contributi una volta a regime;
  • Se si aggiunge la fase EAF (lungo periodo): 6 Mt di acciaio finito ≈ 3,5–4 miliardi €/anno di produzione.
Occupazione (mie stime con coefficienti di settore dichiarati):
 
 
Attività Coefficiente Addetti
Demolizione/bonifica area a caldo (5–8 anni) 1 addetto / 1.000–1.500 t smantellate 1.000–1.500
Raccolta, cernita, prima lavorazione 1 addetto / 3.000–4.000 t 500–700
Frantoio e impianti di preparazione (2 linee da ~1 Mt) 60–100 addetti per linea 150–250
Logistica portuale e ferroviaria 1 addetto / 15.000–20.000 t 150–250
Manutenzione, qualità, amministrazione, sicurezza quota fissa 200–300
Totale diretto   ≈ 2.000–3.000
Indotto (trasporti, servizi, manutenzioni esterne) moltiplicatore ~0,5–0,7 1.000–2.000
Bilancio sociale: la filiera del riciclo può riassorbire interamente i 2.500 lavoratori AIGI oggi in procedura di licenziamento e una quota significativa dei dipendenti diretti, con occupazione stabile (il rottame non si esaurisce: è un flusso perpetuo, al contrario del ciclo integrale). Con i futuri EAF, il sito tornerebbe verso i 5.000–6.000 addetti complessivi.

7. Condizioni di fattibilità e rischi

  1. Rimozione dell'amianto — precondizione legale per qualsiasi riattivazione
     
    ; va finanziata come opera pubblica di bonifica (fondi di bonifica già previsti per Ilva in A.S.).
  2. Governance: serve un soggetto (newco pubblico-privata: CDP/Invitalia + operatori del riciclo + eventuale acquirente industriale, con le offerte Jindal e Flacks tuttora in campo
     
    ).
  3. Autorizzazioni ambientali per cantiere di lavorazione rottami e frantoio (AIA regionale).
  4. Regime End of Waste: certificare il prodotto come MPS ex Reg. UE 333/2011 è ciò che rende il rottame liberamente commerciabile in UE — è il vero "valore aggiunto" dell'hub.
  5. Timing: il Modulo A e B possono partire in 6–12 mesi, assorbendo subito i lavoratori in cig; il frantoio in 24–36 mesi.

In sintesi: Taranto può diventare il primo hub del riciclo siderurgico del Mediterraneo: ~2,5 Mt/anno di rottame raccolto, lavorato e certificato (fino a 3,4 Mt con la demolizione interna), spedito via ferro e via mare alle acciaierie elettriche italiane ed europee, con ~1 miliardo €/anno di valore movimentato e 2.000–3.000 posti diretti più 1.000–2.000 di indotto — una risposta di scala adeguata ai 2.500 licenziamenti AIGI e alla crisi dei 12.000. 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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Taranto non ha bisogno di un’altra promessa. Ha bisogno di capire davvero chi è, cosa possiede e cosa sta sprecando.
Da anni parliamo di rilancio, bonifiche, porto, aeroporto, università, turismo e nuova industria. Ogni volta con grandi annunci, tavoli tecnici, bandi e proclami. Poi, alla fine, resta sempre la stessa domanda: ma qual è il piano?
 
La verità è che a Taranto è mancato un approccio scientifico alle decisioni. Abbiamo gestito il territorio per emergenze, compromessi e picconate, quasi mai partendo dai dati e quasi mai ascoltando in modo strutturato chi quel territorio lo vive ogni giorno.
Per questo, prima ancora di parlare di progetti, servirebbe un report indipendente sulle potenzialità e sulle sottoutilizzazioni del territorio, affidato a società specializzate in analisi territoriali e ranking internazionali, come PwC o altri operatori di questo livello.
 
Ma attenzione: non un report calato dall’alto e chiuso dentro una presentazione.
Dovrebbe essere costruito insieme alle espressioni reali della comunità: imprese, associazioni di categoria, associazioni culturali e ambientali, università, scuole, istituzioni locali e regionali, professionisti, lavoratori e giovani. Perché i dati raccontano una parte della verità, ma la comunità conosce bisogni, ostacoli, competenze e opportunità che spesso non finiscono in nessuna tabella.
Solo mettendo insieme analisi oggettiva e conoscenza diffusa possiamo individuare le necessità reali e capire quali asset materiali e immateriali dobbiamo sviluppare.
Non partire dai progetti.

Partire dai bisogni, dalle potenzialità e dalle evidenze.
L’Ilva è l’esempio più evidente degli errori commessi. Per decenni abbiamo confuso il lavoro con la salute, ignorando costi ambientali, sociali ed epidemiologici. Oggi che il vecchio modello industriale mostra tutti i suoi limiti, ci ritroviamo divisi tra nostalgia e rabbia, senza una vera alternativa costruita per tempo.
Lo stesso vale per il porto e per l’aeroporto.
Il porto ha dimensioni e potenzialità enormi, ma senza collegamenti ferroviari adeguati, una strategia logistica chiara e un rapporto più forte con il tessuto produttivo resta un’opportunità utilizzata solo in parte. L’aeroporto, invece, non può essere rilanciato “perché sarebbe bello”: serve capire se ha senso puntare su cargo, logistica aerospaziale, servizi specialistici, formazione o altro. Altrimenti rischia di rimanere una pista in una posizione strategica, ma senza una funzione precisa.
Un ranking serio del Mediterraneo ci obbligherebbe a guardarci allo specchio. Un confronto reale con Marsiglia, Salonicco, Valletta, Gioia Tauro e gli altri territori che oggi competono meglio di noi.
 
Dovremmo chiederci senza retorica:
dove siamo posizionati davvero?
Quali investimenti riusciamo ad attrarre?
Quali infrastrutture e competenze ci mancano?
Quali asset abbiamo e non stiamo valorizzando?
Perché un’impresa dovrebbe scegliere Taranto invece di un altro territorio?
 
E soprattutto: quanto ci costa continuare a improvvisare?
I fondi pubblici, europei e nazionali non possono più essere distribuiti a pioggia o usati per tenere artificialmente in vita modelli non sostenibili. Devono seguire una logica di ritorno economico, ambientale e sociale.
Sull’ex area Ilva, ad esempio, non si tratta di scegliere ideologicamente tra “salvare tutto” e “chiudere tutto”. Si tratta di capire cosa può funzionare davvero: economia circolare, idrogeno verde, riconversione industriale, bonifiche, produzione energetica dal mare, nuove filiere produttive. E investire prima di tutto sulle persone, sulla formazione e sulle nuove competenze.
Anche l’università dovrebbe cambiare ruolo. Non un semplice presidio da riempire, ma un centro di eccellenza sulla blue economy, sulle tecnologie ambientali, sulla rigenerazione costiera e sulla bonifica dei territori industriali. Taranto potrebbe diventare un laboratorio internazionale proprio partendo dalle sue ferite.
Ma uno sviluppo credibile deve muoversi in due direzioni.
Dall’alto, servono strategia, infrastrutture, semplificazione e capacità di attrarre imprese e investimenti.
Dal basso, servono strumenti concreti per far nascere e crescere nuovi progetti espressione della comunità locale: imprese sociali, cooperative, startup, attività culturali, filiere artigianali, turismo sostenibile, servizi per i cittadini.
 
Se manca la visione, il territorio resta fermo.
Se manca la comunità, lo sviluppo resta imposto e fragile.
La conclusione, per me, è semplice: o diventiamo scientifici e partecipativi, o continueremo a perdere tempo.
Basta discussioni da bar e decisioni prese sull’onda emotiva del momento. Servono dati, ascolto, benchmark, scenari, costi-benefici e condizionalità precise. Prima si individuano i bisogni reali, poi si costruiscono i progetti. Prima si fanno i compiti a casa, poi si chiedono le risorse.
Perché Taranto non ha bisogno di essere compatita.
Ha bisogno di essere conosciuta, valorizzata e governata con coraggio, competenza e visione.
E il futuro non si improvvisa: si progetta insieme.
 
 
 
 
 
 
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 Dal 6 al 12 luglio 2026, Taranto diventa il cuore pulsante dell'innovazione europea.

Siamo orgogliosi di annunciare che Peeripato (con la rete di startup e progetti seguiti)  partecipa attivamente alla Puglia Orizzonti 2026 e alla 4ª European Startup Week, l'evento che porta centinaia di founder, investitori e decision-maker da tutta Europa nel cuore della Puglia.

- Cos'è Puglia Orizzonti 2026?

Una settimana intera dedicata alla trasformazione di Taranto da capitale dell'acciaio a hub dell'innovazione del Sud Europa.
  • 200+ tech founder e investitori internazionali
  • €2 miliardi+ di fondi pubblici attivi
  • €10 miliardi+ di PIL generato sul territorio
  • Una vera e propria "reverse brain drain" in atto: i talenti stanno tornando

- Agenda della Settimana

  • 6 luglio – Welcome Evening Reception
  • 7 luglio – Cohesion Net Project + Dolphin Watching Boat Trip
  • 8 luglio – Day Trip a Polignano a Mare & Monopoli
  • 9-10 luglio – European Startup Conference ( keynote speaker: Gianna Elisa Berlingerio, Regione Puglia; Max Brigida, La Tech Made in Italy; Emilia Garito, Deep Ocean Capital; e molti altri unicorn e venture capitalist)
  • 11-12 luglio – Networking e chiusura evento

- Peeripato & iCapital: la nostra missione per Taranto

In qualità di partner dell'evento, Peeripato collabora insieme a:
  • Foomus Srl
  • Bytesystems
  • Associazione Tracce
per la candidatura di Taranto al premio iCapital – il prestigioso riconoscimento europeo per le città emergenti dell'innovazione (Horizon Europe EIC Prize 2026).
Stiamo lavorando al dossier che presenterà Taranto come modello di resilienza industriale, inclusione sociale e transizione tecnologica all'Unione Europea.

🌊 "Friends First, Networking Second"

Il motto della European Startup Week è anche il nostro: prima gli amici, poi gli affari. Una settimana di mare, innovazione e connessioni autentiche nel cuore del Mediterraneo.

 
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#JustTransition #InnovazioneSociale #OpenInnovation #Taranto #JTF

 

A Taranto, dove l’acciaio ha scritto la storia — e ha segnato profondamente corpi, terra e futuro — oggi si gioca una sfida nazionale: 800 milioni di euro del Just Transition Fund.

Non una pioggia di fondi da "spendere", ma un’occasione irripetibile per ridisegnare il modello di sviluppo di un’intera città e, con essa, di un Paese intero.

 

❌ Il rischio? Che diventino l’ennesimo bancomat per progetti calati dall’alto, pensati senza chi da anni costruisce il cambiamento dal basso.

✅ La visione? Un laboratorio permanente di innovazione collettiva, dove chi abita e conosce il territorio possa co-decidere, co-progettare, co-realizzare.

 

📣 Come professionisti, tecnici pubblici, innovatori, artisti e cittadini attivi, chiediamo con forza:

 

Trasparenza radicale nella gestione delle risorse

 

Assistenza tecnica per tuttə, non solo per chi ha "santi in paradiso"

 

Partecipazione vera, non firme posticce a progetti già chiusi

 

🔗 Non si tratta di “aiutare” Taranto. Si tratta di costruire un modello italiano di transizione giusta. Dove l’innovazione incontra la democrazia, e i fondi pubblici diventano moltiplicatori di giustizia, non di rendite.

 

👉 Leggi il nostro comunicato operativo e unisciti al confronto.

📩 Partecipa, commenta, rilancia. Perché il futuro si costruisce insieme.

 

💬 “Non lasciateci soli a dire che il re è nudo. Aiutateci a cucire insieme il vestito nuovo.”

 

#TarantoChiama #TransizioneGiusta #JTFItalia #InnovazioneCivica #PartecipazioneAttiva #FondiEuropei #SudProtagonista #NextGenerationSud



Oggetto: Appello per la costruzione dell’Incubatore di Idee della Comunità di Taranto – Insieme per una vera Transizione Giusta

 

Gentili esperti, care innovation manager,

 

ci rivolgiamo a voi con un appello accorato e urgente, mossi dalla consapevolezza che Taranto non può più attendere. Dopo anni di promesse e rinvii, il Just Transition Fund (JTF) ha finalmente preso forma anche sul nostro territorio. Ma il tempo a disposizione è poco, e le sfide da affrontare enormi.

 

Il primo incontro pubblico tenutosi presso la Camera di Commercio ha segnato un piccolo passo avanti, con la pubblicazione dei bandi PIA e MiniPIA. Tuttavia, è evidente che due bandi non bastano. L’attuale impostazione, ancorata a formule a sportello e senza una vera infrastruttura di accompagnamento, rischia di escludere proprio chi ha idee valide ma non strumenti tecnici per realizzarle.

 

Per questo, chiediamo il vostro supporto per costruire insieme un vero "Incubatore di Idee della Comunità di Taranto", un ecosistema fisico e digitale in grado di:

 

raccogliere idee progettuali in ambito ambientale, sociale, culturale, turistico, della blue e green economy;

 

accompagnare cittadini, associazioni e piccole imprese nel trasformare idee in progetti sostenibili e candidabili;

 

offrire supporto tecnico gratuito e accessibile anche a chi non dispone di reti o competenze specialistiche;

 

garantire un processo democratico, trasparente e inclusivo.

 

Abbiamo bisogno di esperti di progettazione, innovation manager, facilitatori territoriali e professionisti capaci di tradurre i bisogni della comunità in progetti concreti, sostenibili e ad alto impatto. Non per calare soluzioni dall’alto, ma per costruire strumenti partecipati dal basso.

 

Il tempo stringe: entro il 31 dicembre 2026, Taranto dovrà spendere il 70% dei fondi JTF, pari a oltre 550 milioni di euro. Se non agiamo subito, queste risorse rischiano di svanire in interventi scollegati e privi di visione.

 

L’Incubatore Ionico Permanente che vogliamo costruire può diventare la piattaforma capace di trasformare la transizione da slogan a realtà, radicando nuove economie nel territorio e restituendo centralità alle energie vive della nostra comunità.

 

Vi chiediamo di esserci, di mettere a disposizione competenze, tempo e passione per Taranto.

 

Chiunque sia interessato a contribuire a questo percorso può contattarci e unirsi al primo incontro operativo che convocheremo nelle prossime settimane.

 

La transizione sarà giusta solo se sarà inclusiva, collettiva, democratica.

 

Con gratitudine e determinazione,

Per contatti https://www.facebook.com/groups/93250900154/  Osservatorio per la Transizione Ecologica Partecipata Taranto. 

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Ieri a Taranto, un bel laboratorio di co-design della mappatura collaborativa del progetto ColLABORare realizzato da Cityopensource (Capofila), Università di Foggia - Dipartimento di Studi Umanistici e Università degli Studi della Basilicata, finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza finanziato dall’Unione Europea – NextGenerationEU, Missione 4 - Istruzione e Ricerca - Componente 2 - Dalla Ricerca all’Impresa - Linea di investimento 1.3 – Progetto “CHANGES - Cultural Heritage Active Innovation for Sustainable Society”, Codice Progetto PE00000020, CUP H53C22000860006 - Spoke 1 “Historical Landscapes, Traditions and Cultural Identities” Leader Università degli Studi di Bari Aldo Moro
@FondazioneChanges
 
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C'è un case study di innovazione territoriale che mi sta particolarmente a cuore ed è avvenuto nel periodo 2008-2010 quando ho lavorato nel progetto Kublai del Mise e di Invitalia. Seguivo centinaia di progetti in modalità open innovation, alla pari o peer to peer, da qui poi nacque l'idea del Peeripato. Mi venne poi in mente di lanciare e immettere in progettazione partecipata due progetti, il primo fu Footour che ora sto testando su Taranto, ma è un progetto molto complesso e ambizioso, si tratta di tradurre in interazioni socializzanti experience condivise di varia natura, dalle più semplici come spostarsi insieme per andare a un evento, a quelle più impegnative come progettare di vivere in un condominio collaborativo o cohousing. L'altro progetto che in realtà era più un sogno o una visione si chiamava CrossMed da crossmedialità ma anche attraversare il Mediterraneo, ed era un Festival crossmedialie internazionale, con artisti locali e internazionali che si sarebbero confrontati ed esibiti in location varie della città valorizzandola con la presenza di media crossmediali che ne avrebbero amplificato l'impatto, e poi workshop, musica internazionale, esposizioni, contest, videomapping e streaming nei locali della città perchè l'evento fosse collettivo e una sorta di shock culturale per comunicare come l'innovazione poteva cambiare i territori, unendo arte, musica, innovazione, cultura, performance, crossmedialità.

CrossMed si è materializzato anni dopo nel Medimex la storia completa con il progetto la racconto quì13540588854?profile=RESIZE_710x

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 Con Foomus ora stiamo lavorando  già lavorando per la prossima rivoluzione di innovazione sociale negli anni futuri a Taranto. 

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