Taranto sa cosa significa pagare il prezzo dello “sviluppo”: fabbriche che avvelenano, territori sacrificati, vite spezzate in nome del profitto.
Qui, dove il polo industriale ha trasformato vite e territorio in una lunga sequenza di mortificazioni ambientali e sociali, è necessario riannodare i fili tra ciò che accade “lontano” e ciò che succede “vicino”. È qui che si manifesta la continuità tra l’ecocidio e la colonizzazione: tra la devastazione ambientale del territorio e lo sfruttamento dei popoli del Sud globale.
Decidiamo di partire dal toolkit di BDS “Toolkit: Disrupting Energy Corporations for the Liberation of Palestine”, che descrive chiaramente come le grandi corporations dell’energia (Eni in testa) siano al centro delle catene di sfruttamento e occupazione del popolo palestinese.
Questo è ecocidio, un crimine sistematico che accompagna il colonialismo energetico e la subordinazione del Sud globale e del Sud d’Italia.
Parlare di ENI significa parlare di complicità italiana nel genocidio del popolo palestinese.
Con noi:
Invitiamo tutta la cittadinanza di Taranto, gli studenti e le studentesse, le associazioni ambientaliste, anticoloniali, femministe e queer, le singole persone che non accettano di essere ridotte al silenzio.
Perché la lotta contro ENI non è solo ambientale: è una lotta per la libertà, per la dignità, per il sapere, per la vita.
Taranto e Gaza non sono lontane.
Sono unite dallo stesso filo di sfruttamento… E possono esserlo dalla stessa resistenza.
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