sostenibilità (2)

 
Nella teoria dei giochi, una strategia è definita dominante quando garantisce a un giocatore un payoff migliore rispetto a qualsiasi altra strategia a sua disposizione, indipendentemente dalle mosse degli avversari. È il punto di equilibrio verso cui un sistema razionale tende naturalmente per massimizzare il proprio vantaggio.
 
Oggi, applicando questa lente all'intelligenza artificiale, emerge un ribaltamento significativo: una strategia che somiglia a quella dominante non è più esclusiva dei colossi chiusi della Silicon Valley, ma sta prendendo forma nell'ecosistema cinese dei pesi aperti (open weights). Modelli come DeepSeek, Qwen, la famiglia Kimi K2/K3 di Moonshot AI e GLM di Z.ai (ex Zhipu) stanno ridefinendo gli standard di accessibilità e trasparenza, esercitando una pressione competitiva senza precedenti sulle Big Tech americane.
 
Dopo aver investito decine di miliardi in infrastrutture proprietarie, queste ultime si trovano di fronte a un bivio: continuare a iniettare capitali in un modello chiuso con margini incerti, oppure inseguire l'avversario abdicando al proprio approccio proprietario e aprendo i pesi — una partita che molte non avevano previsto nel breve termine.
Il dibattito pubblico, però, si è finora fossilizzato su una narrazione fuorviante: quella della corsa sfrenata ai datacenter. Si parla di enormi strutture energivore disseminate per il pianeta, capaci di incidere pesantemente sui consumi idrici ed elettrici. Ma questa è solo la facciata di un gioco più vecchio e, in parte, più lineare.
 
La vera scommessa strategica dell'IA è un'altra, ed è molto più sottile: riguarda l'efficienza computazionale. Il futuro non appartiene necessariamente a chi costruisce il capannone più grande, ma a chi saprà rendere i processi degli AI agent sempre più leggeri, veloci ed economici — riducendo il costo per token e il consumo energetico per task.
In questa direzione, sta nascendo un intero settore dedicato all'efficientamento aziendale.
 
L'innovazione non passa più solo dal cloud centralizzato, ma sempre di più dal locale: far girare modelli open weights o open source su workstation e server aziendali dotati di GPU performanti, affiancati da framework di ottimizzazione (quantizzazione, pruning, distillation) che riducono drasticamente i carichi di calcolo. Questo approccio non solo taglia i costi operativi e le latenze, ma restituisce alle imprese la sovranità sui propri dati, riducendo la dipendenza da provider esterni e i rischi di compliance.
 
In conclusione, la partita dell'IA non si vincerà sulla mappa geografica dei data center — che pure cresceranno, ma senza essere l'unico ago della bilancia — bensì all'interno dei singoli computer aziendali e dei dispositivi edge. Il vantaggio competitivo duraturo spetterà a quell'ecosistema, cinese o occidentale che sia, che saprà coniugare modelli aperti, hardware efficiente e software intelligente per rendere l'adozione dell'IA finalmente sostenibile: economicamente accessibile per le aziende e ambientalmente tollerabile per il pianeta.

 
 
 
 
 
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Si è appena conclusa l'hackathon sull'economia circolare promossa dalla società Tondo, all'interno del progetto Taranto Circolare che mira a far nascere e incubare progetti di economia circolare che a partire dalla risoluzione di problemi del territorio di Taranto possano diventare un modello di riferimento nazionale. Come Foomus srl ci siamo iscritti, con lo spirito più puro dell'hackathon senza conoscere gli altri membri del team che ci hanno assegnato (in realtà 1 membro per puro caso era una nostra conoscenza ) e senza avere un'idea strutturata da presentare. Nella prima giornata dopo 2 ore di brainstorming abbiamo definito un'idea progetto che nelle successive ore è diventata sempre più credibile, EnerGame ovvero facilitare e favorire l'interazione di utenti fruitori e promotori di comunità energetiche mediante l'utilizzo di forme di gamification per premiare atteggiamenti virtuosi nel risparmio energetico e offrire un sistema SAAS di modelli predittivi su Ai per ottimizzare i consumi e gestire i picchi di rete. Gli altri team a cui va il nostro plauso erano già molto più avanzati e strtutturati nella progettazione, non ricordo tutti i nomi ma sicuramente molto interessante il progetto vincitore Shellulose che parte dagli scarti delle cozze per riutilizzarli come materia prima per essere riutilizzata, offrendo dei case study solidi e un progetto che si sposa perfettamente con le caratteristiche produttive tipiche del territorio di Taranto. Un plauso ai secondi il team iMensa che sta progettando un app-piattaforma per ottimizzare gli sprechi delle mense offrendo transazioni tracciabili su blockchain, al terzo posto i ragazzi dell'ITS di Biotech che hanno portato un interessante progetto sulle potenzialità delle produzioni di Canapa sia nell'utilizzo come fitodepurazione che come produzioni di prodotti a base di olii, di cosmesi e di materia prima per il tessile. Onore anche agli altri due progetti di cui non ricoro il nome il primo sulla prototipazione di un macchinario che può creare filamenti di pla per stampa 3d partendo dal riciclo di plastiche come il Pet e affini, per ultimo ma non per merito infine un progetto straniero di un team che ha presentato un progetto per la riduzione dell'inquinamento da tessile con nuovi materiali che possono essere utilizzati nel settore textile per creare una vera economia circolare. 

Molto brave le tutor e gli organizzatori dell'evento che hanno accolto con molto interesse e attenzione i progetti presentati, mostrando una particolare sensibilità verso un territorio come Taranto che più di altre città necessita di affrontare sfide sulla riconversione economica e sulla sostenibilità ambientale oltre che favorire processi di creazione di autoimpresa e di startup e la collaborazione tra centri di ricerca e Università e territorio. 

Quest'hackathon ha risposto pienamente alla mission di Foomus, assistere le startup soprattutto nel campo della sostenibilità e dell'innovazione sociale, portare a prototipazione dell'idea progettuale e fare networking integrando altre realtà nell'ecosistema di open innovation del Peeripato. Per cui già solo per questo abbiamo vinto la sfida! 

 

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